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Palazzo del Cardinale
'A Procaccia

Nel 1430 l’abate di Montevergine Palamide de Lando, barattò l’abbazia ed i feudi che essa possedeva con l’abbazia di S. Pietro ad Aram di Napoli, tenuta in “commenda” (cioè in affidamento) dal cardinale Ugone di Lusignano, il quale divenne, pertanto, con il titolo di “commendatario”, il nuovo amministratore dell’abbazia verginiana, svolgendo la funzione sino ad allora svolta dall’abate.
Fra il 1465 e il 1485 tale commenda fu retta dal cardinale Giovanni d’Aragona (figlio del re di Napoli, Ferrante I d’Aragona), il quale – fra le molte opere realizzate – fece anche costruire nei pressi di Mugnano (feudo dell’abbazia di Montevergine sin dal 1310) un grande palazzo in stile badiale, quale sede ufficiale del commendatario di Montevergine e che, da allora, cominciò ad essere indicato come il “palazzo del cardinale”.
Nel 1485 a Giovanni d’Aragona successe come commendatario di Montevergine il cardinale Oliviero Carafa, il quale nel 1497 fece trasportare a Napoli i resti mortali di San Gennaro ritrovati nella chiesa di Montevergine durante il governo del suo predecessore e poiché, all’epoca, la strada obbligata per raggiungere Napoli da Montevergine passava per Mugnano, il corteo con i resti mortali del Patrono di Napoli sostò per una notte proprio nel palazzo del cardinale.
Nel 1511, morto il card. Carafa, l’abbazia di Montevergine passò al cardinale Ludovico d’Aragona, il quale, quattro anni dopo la vendette alla Casa dell’Annunziata di Napoli, unitamente a tutti i feudi dell’abbazia, fra cui la piccola baronia di Mugnano e Quadrelle e, quindi, anche il palazzo del cardinale – come attesta lo stemma in pietra calcarea con la sigla A.G.P. (Ave Gratia Plena) ancora presente su un angolo della facciata – passò, come bene feudale, alla Casa dell’Annunziata di Napoli, che ne rimase proprietaria per i successivi tre secoli.
Edificio particolarmente importante per la storia di Mugnano del Cardinale, il palazzo – oltre a svolgere funzione di foresteria, soprattutto per i fedeli e per le autorità che da Napoli si dirigevano a Montevergine – divenne, in epoca successiva, anche sede di una delle più importati barriere daziarie del Regno di Napoli e di una stazione di posta, ove confluivano e sostavano le carrozze del servizio postale, dette “procacci”, sicché il palazzo cominciò ad essere chiamato anche “procaccio”.
Intorno a tale palazzo si formò progressivamente una piccola borgata che prese il nome di “Cardinale” e che, col medesimo toponimo, costituisce tuttora uno dei più estesi rioni del paese e distingue e caratterizza anche la denominazione ufficiale del comune.
Danneggiato dai terremoti del 1980 e del 1981, il palazzo conserva al pian terreno l’originaria poderosa struttura muraria di notevole spessore, caratterizzata all’esterno da un leggero contrafforte a scarpata e all’interno da grandi ambienti con soffitti a volta, murature in pietrame e ornie e archi in pietra calcarea.






