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Educandato
Maria Cristina
di Savoia
O' Mariacristin'
![]() Maria Cristina di Savoia in una sala della Reggia di NapoliCarlo De Falco, 1836 Napoli, Palazzo Reale |
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![]() Vista dal cortile internoFoto di: @gianni.scc |
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![]() Targa in onore alla regina, cortile internoFoto di: @forumgiovanimugnanodelcard |
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![]() Maria Cristina di SavoiaAutore sconosciuto Olio su tela Galleria Palatina, Palermo |
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![]() Fernando II Re delle Due SicilieGiuseppe Bonolis, 1835 Olio su tela Palazzo Reale, Caserta |
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La storia del poderoso edificio a tre piani, attiguo al santuario di S. Filomena di Mugnano del Cardinale, noto come Educandato Maria Cristina di Savoia, è intimamente intrecciata a quella del santuario stesso.
Nel 1847, infatti, poco tempo dopo la scomparsa di don Francesco di Lucia (fondatore del culto di S. Filomena a Mugnano del Cardinale), dal monastero Regina Coeli di Napoli, furono inviate a Mugnano del Cardinale quattro religiose dell’Ordine delle Suore della Carità, col compito non tanto di collaborare con don Giovanni Bellofatto, successore del di Lucia, ma per assumere in maniera diretta e completa la direzione del santuario e la gestione, anche economico-finanziaria delle connesse attività religiose ed assistenziali.
Di quel primo drappello di suore faceva parte, con titolo e mansioni di superiora, suor Concetta Attanasio, definita dallo storico Antonio Iamalio «intelligente, attivissima e ambiziosa un bel po’».
Al loro arrivo a Mugnano, le quattro suore furono ospitate in una modesta casa (definita dalle cronache dell’epoca «rozzo casamento»), eretta alcuni anni prima da don Francesco di Lucia, che però non era più consona alla crescente importanza del santuario, visitato spesso dalla famiglia reale e, nel 1849, addirittura dal papa Pio IX.
Per tali motivi – e dietro pressanti richieste di suor Concetta Attanasio – si decise, quindi, di costruire, al posto del «rozzo casamento», un più grande e prestigioso edificio, in cui accogliere non solo le suore ma anche un orfanatrofio, auspicato, sin del 1836 (poco prima della prematura morte) dalla regina Maria Cristina di Savoia, prima moglie del re Ferdinando II.
Nel 1848, dunque, grazie ad un cospicuo finanziamento di dodicimila ducati erogato dal governo, l’opera ebbe inizio con l’abbattimento del fabbricato esistente e con l’erezione del nuovo edificio.
Grazie anche ad ulteriori finanziamenti da parte del Comune di Mugnano, alla fine del 1852 gli sforzi di suor Concetta furono finalmente coronati dal successo con il completamento del nuovo edificio, a tre piani, nel quale, l’11 gennaio 1853, furono ufficialmente ricevute cinquanta orfane dell’Orfanatrofio di S. Francesco di Sales in Napoli, dove esse erano in esubero.
L’istituto nacque, quindi, sostanzialmente come orfanatrofio, rispettando così le intenzioni della regina Maria Cristina, tuttavia sulla porta d’ingresso fu collocata la seguente epigrafe che definiva l’edificio «monastero» e non «orfanatrofio» e non faceva alcun accenno alla regina che l’aveva voluto: «MONASTERO DI S. FILOMENA / ISTITUITO SULLE REGOLE DELLE SUORE DELLA CARITÀ / PER L’ASSISTENZA DEGL’INFERMI E PER LE SCUOLE ESTERNE GRATUITE / FONDATO DA S. E. IL MARCHESE DI PESCARA E VASTO / D. ALFONSO D’AVALOS / L’ANNO MDCCCLI / E CON EDUCANDATO DALLA SOVRANA MUNIFICENZA MANTENUTO».
Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio accolse anche una Scuola Normale femminile e l’epigrafe poc’anzi citata (spostata nell’androne dell’edificio) fu sostituita, su probabile proposta del prof. Iamalio, con una nuova lapide (tuttora esistente) recante l’iscrizione: «QUESTO EDIFICIO / SORSE / PER LA CARITÀ E PER LA FEDE / DI SUA MAESTÀ / MARIA CRISTINA DI SAVOIA / REGINA DELLE DUE SICILIE».
Rimanendo nella stessa sede, nel 1935 la Scuola Normale si trasformò in Scuola Magistrale, Tecnica e Ginnasiale e come tale sopravvisse fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale.
Fra il 1970 e il 1980, l’edificio ospitò, infine, una sezione staccata del Liceo Scientifico «P. Mancini» di Avellino.
Chi era la regina?
La storia della regina Maria Cristina di Savoia comincia in una solare mattina del 14 novembre 1812 ma non termina certo con la sua morte. Perché come tutti i personaggi grandiosi, la sua gloria rimane negli anni attraverso il ricordo di chi la ama, permane nei secoli attraverso le sue opere, resiste al tempo attraverso gli elogi di chi la stima. Perché è una figura avvolta dal fascino del mistero, intorno alla quale si continuano a sviluppare aneddoti e supposizioni. Certo è che a 17 anni dalla morte le sue spoglie furono trovate intatte e i capelli incredibilmente rigogliosi tanto che fu impossibile estirparne uno; e quando si aprirono le casse che conservavano il suo corpo, un profumo persistente calò sul luogo. Certo è che quanto di più umano o strano vi era in lei era intriso di divino.
Il 9 luglio 1859 Papa Pio IX la riconobbe Venerabile e da allora la regina attende la “Gloria degli Altari”.
La sua vita ha inizio in modo anomalo se non addirittura sventurato: la figlia del Re Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Asburgo venne alla luce a Cagliari, lontano dalla corte torinese, da esule durante l’era napoleonica e nella palpabile delusione e mortificazione di quanti l’avrebbero voluta maschio per assicurare la continuità dinastica dei Savoia.
Sua madre volle che la principessina fosse battezzata il giorno stesso della sua nascita quasi a manifestare la superstiziosa volontà di scongiurare i cattivi auspici sotto cui Cristina nasceva.
Nel 1815 Napoleone fu sconfitto a Waterloo e costretto all’esilio sull’isola di Sant’Elba.
I sovrani esuli poterono così rientrare a Torino, acclamati da una plaudente ed esultante folla che per la prima volta vide l’ultima nata di casa Savoia e non poté non essere colpita dalla sua grazia compostezza e umiltà. Dicevano esser d'essa un angelo.
Era una di quelle anime privilegiate, che sembrava esser nata su questa terra senza il retaggio della prima colpa, senza passioni disordinate.
Si mostrava sempre sottomessa ai voleri della Regina Madre e ai desideri delle sorelle maggiori . La piccola divenne così oggetto delle tenerezze di tutta la Real Famiglia ma in particolar modo della madre Maria Teresa. Cristina tuttavia, non abusò mai di questa predilezione per potersi abbandonare ai capricci infantili e non suscitò mai l’invidia delle sue sorelle maggiori: Maria Beatrice, e le gemelle Teresa e Marianna.








